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Laboratiorio di Ispirazione, Riflessione e Nuove Tendenze

Il Futuro del Turismo

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Human Experience come Metodo

Senza risalire troppo lontano nel tempo, basta pensare al fenomeno del “Grand Tour”, a quella sorta di viaggio iniziatico che i giovani della nobiltà europea hanno compiuto per un paio di secoli in Italia e in Grecia. Oppure riaprire le passeggiate romane o un altro libro di Stendhal, il primo scrittore della modernità che si applica alla rappresentazione del fatto turistico come evento sentimentale caratterizzato da una emozionalità che non è più regolabile sui parametri dell’ammirazione classico-retorica. L’Italia è anche questo: una meta d’elezione per la scoperta di se stessi e delle proprie radici, un traguardo attraversabile in mille luoghi, che apre la mente a sensazioni diverse tutte da gustare e assaporare.

L’obiettivo può essere un quadro, una piazza, una chiesa o solo un panorama: non conta il pretesto della partenza; pesa il risultato conseguito. ecco allora che si propone uno scenario nuovo di applicazione del design: costruire la relazione tra le tribù dei viaggiatori contemporanei e il nostro patrimonio culturale.

Come ha scritto Salvatore Settis: “il nostro bene culturale più prezioso è il contesto, il continuum fra i monumenti, le città, i cittadini; e del contesto fanno parte integrante non solo musei e monumenti, ma anche la cultura della conservazione che li ha fatti arrivare fino a noi”. E il territorio possiede anche uno straordinario meccanismo di protezione intellettuale, che ne impedisce la copia: esso dà ai suoi prodotti una connotazione storica, una differenza specifica, la consapevolezza che essi non possano essere facilmente imitati dall’esterno. si può Quindi riorientare il design dai prodotti del made in italy alla dimensione dell’experienced-in-italy ed è quanto stanno facendo i progettisti più avvertiti, che concepiscono la valorizzazione del bene culturale non come un’entità fine a se stessa, ma come un attrattore di flussi turistici su uno specifico territorio con la costruzione di un’offerta integrata (culturale, turistica, enogastronomica, di artigianato). Essenziale da questo punto di vista è la comprensione del turista e del suo “viaggiare”: l’importanza della preparazione del viaggio turistico come metafora di un viaggio interiore dove si vogliono scoprire certamente nuovi luoghi ma contemporaneamente si vuole capire qualcosa di più di noi stessi, i meccanismi psicologici profondi legati al viaggiare. un concetto operativo particolarmente utile è la cosiddetta “esperienza lunga” del turista.

L’importante non è solo il visitare un luogo, ma anche (e talvolta soprattutto) la preparazione del viaggio e, successivamente, il prolungamento del suo ricordo e la sua condivisione con altri. Questa prospettiva allarga l’ambito dell’esperienza turistica, sottolineando per esempio l’importanza di Internet sia nell’acquisire informazioni e fare simulazioni di viaggio, sia nello scambiare esperienze e pubblicare gli album di viaggio. Uno dei temi chiave del prossimo futuro sarà quindi progettare l’esperienza complessiva del turista. L’esplosione delle nuove tecnologie digitali, poi, apre straordinari spazi alla fruizione del patrimonio culturale che però vengono puntualmente disattesi, spesso da una eccessiva attenzione alla dimensione puramente tecnologica e più in generale da un desiderio di rendere disponibili solo prestazioni “stupefacenti”. È invece necessario entrare nella dimensione profonda dell’esperienza turistica e – solo una volta comprese le sue dinamiche e i processi che la generano e l’amplificano – si possono progettare i necessari strumenti e contenuti digitali.

Human Experience come Obiettivo

Un obiettivo è infatti quello di creare un approccio di progetto che produca risultati – siano essi piattaforme tecnologiche, strategie di marketing o politiche strutturali – che possano essere facilmente replicati, opportunamente ritarati sulle specificità dei luoghi – in ogni altra città d’arte o altro sito di cui sia percepito il valore turistico/culturale – per costruire, sviluppare e disseminare un vero e proprio “approccio italiano” al rilancio ed allo sviluppo del turismo culturale tramite le nuove
frontiere aperte dall’innovazione.

La narrazione emozionale: i circuiti personalizzati e sicuramente turistico efficace suggerisce oggi circuiti più che singoli luoghi da visitare. Innanzitutto il circuito è “spostamento” ed è quindi molto più connaturato al senso del viaggiare. Inoltre crea una narrazione coerente ed avvincente che lega fra loro diversi luoghi rendendoli tutti “indispensabili”. Infine – se ben progettato – un circuito difficilmente può essere visto in una volta sola ed è quindi occasione di ritorno. i circuiti possono essere dei più vari: oltre a quelli canonici, ve ne sono di moltissime tipologie, potremmo dire per tutti i gusti. Vi sono per esempio quelli letterari, per ripercorrere i luoghi dove si sono mossi i protagonisti delle grandi opere (ad esempio la Divina Commedia); di interesse crescente sono i cosiddetti circuiti della memoria, luoghi dove si celebrano morti e sepolture (necropoli archeologiche, catacombe, tombe dei re, cimiteri monumentali, cimiteri “cult” – come quello di Père-Lachaise a Parigi, meta di veri e propri pellegrinaggi –, cimiteri di guerra, case-museo di personaggi illustri). Ve ne sono anche di più “leggeri” e curiosi. Ad esempio “I fari degli Stevenson”, circuito che collega i circa 90 fari costruiti dagli Stevenson in Scozia. oppure i circuiti del mistero, che includono luoghi veri o fantastici che solleticano l’immaginazione collettiva (nel caso italiano della Rocca di San Leo – prigione di Cagliostro – la Crypta del peccato originale a Gravina di Picciano, la Cappella di Montesiepi a San Galgano con la spada nella roccia, la Cappella di San Severo a Napoli che contiene gruppi scultorei che tracciano il preciso itinerario che l’iniziato massone deve seguire per giungere alla conoscenza della verità).

L’efficacia turistica legata al misterioso è stata ampiamente dimostrata dal successo del libro e poi film Il codice da Vinci. “La tecnologia QuickTime VR è in grado di trasformare una immagine fotografica a due dimensioni in un’esperienza immersiva di forte impatto. Attraverso una particolare elaborazione dell’immagine QuickTime VR permette all’utente di visualizzare ambienti e panorami a 360° e di percorrere itinerari virtuali utilizzando un semplice pc e un mouse”.

Written by Daniel Casarin

gennaio 9, 2009 a 5:59 pm

Pubblicato su Trend

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