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Laboratiorio di Ispirazione, Riflessione e Nuove Tendenze

Archive for luglio 2009

The Spectrum of User Experience [1]

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da Information Architects

As we all perfectly know, designers are narcissists; programmers are nerds, and whoever wears a tie must be a clueless jerk. Designers, programmers and business people love to hate each other. That’s why we keep them separated:

UXD Force Fields: What the different departments do well all by themselves

Can’t we just all get along? Or leave each other alone? We can’t. The product, the interface and the communication build on the tension between the economic, the technological and the design force. The business department and the engineers need to agree on a product definition that guarantees high performance; engineers and designers need to work together to make the interface as simple as possible; and designers need to team up with the business folks to get the communication consistent.

UXD Stress Fields: Where designers, business people and programmers need to work together

Dull Work, Dull Product

It’s more than obvious that if the work process is dull the product will be dull. If the very process of building a user interface is linked to a pile of paper, the result itself will feel like a pile of paper. Looking back at the dull bureaucratic discipline information architecture used to be until a couple of years ago, we have to ask: How could we ever expect to get a user friendly product coming from a deadly boring process?

On the other side, whether you perceive a job as dull or fun largely depends on your character. Some people love organizing, others, like me, love to create chaos. Some people, for instance, actually hate to think, and that doesn’t mean that they’re necessarily stupid. The trick is to create teams where everyone does what they like most. Making work fun seems to be the same challenge as making different people work together.

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Written by Daniel Casarin

luglio 13, 2009 at 3:55 pm

Pubblicato su Strategie

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New Negroponte Switch: Tradurre Servizi in Prodotti e Vice Versa

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di PFSK

Earlier this year at our New York Conference, Kevin Slavin of Area/Code shared with us a presentation entitled This Platform Called Everyday Life about how technologies are breathing life and infusing intelligence into the physical objects around us. Expanding on this idea, Matt Jones of Dopplr explains how, increasingly, tangible products are interfacing intangible services, and conversely how intangible services are replacing products.

In explaining the product service interchange, Jones highlights projects in which data is collected from interactions with services that are then translated into physical totems, or what he terms “attention anchors” that serve as a representation the services provided. A good example of this is Dopplr which generates a Personal Annual Report from your recorded travels in PDF form which you can then print and share.

Written by Daniel Casarin

luglio 9, 2009 at 6:25 am

Pubblicato su Strategie

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Redesign: dagli Spazi all’Azienda

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di Francesco Morace PreVisioni e PreSentimenti

L’Ufficio ha la Pelle Dura

Essere responsabili significa fare scelte consapevoli. Assumersi il carico, fino in fondo, delle proprie scelte significa essere liberi. E in questo consiste la nostra umanità: essere imprenditori, manager e progettisti illuminati dalla nostra libertà consapevole. L’ufficio del futuro deve nutrirsi quindi di sostanza e qualità sperimentata dei contenuti, incarnando ancora oggi il luogo della nostra attività nel mondo.

L’uffico non muore né si dissolve nel cottage elettronico immaginato da eminenti futurologi. L’ufficio ha la pelle dura. Non lavoreremo da casa come molti avevano previsto. In quasi tutti gli interventi raccolti da Danilo Premoli in un bel libro di riflessioni profonde dal titolo Dieci anni dopo. Il progetto ufficio all’inizio del nuovo millennio, che hanno il pregio e l’umiltà di mettersi in discussione dopo 10 anni, lo spazio dell’ufficio emerge come necessità sperimentale permanente, anche e soprattutto nella quotidianità del lavoro.

Come forma consapevole di ri-appropriazione del valore nell’esperienza professionale. Emilio Ambasz parla di oggetti illuminati in grado di aprirci gli occhi. Giovanni Anceschi di happening e di coinvolgimento. Dante Benini di dignità del lavoro. Mario Cucinella di piacere, gradevolezza, e qualità della luce. Tutti si riferiscono a un bisogno di umanizzazione, ma nello stesso tempo di definizione e certificazione dei processi, di qualità e valori materiali e immateriali. Comprensione e definizione delle nuove funzioni dell’ufficio. Un nuovo modo di illuminare la realtà della vita quotidiana attraverso una responsabilità precisa del progetto che dopo molti anni riesca a riconciliare forma e funzione, necessità etiche e necessità estetiche. Nel segno di una qualità di vita rigenerata, che attraversi gli spazi dei nostri uffici. Il tema è importante e ci torneremo con altre testimonianze.

Esempi virtuosi contro il gap

Continuiamo con le riflessioni strategiche sul gap tra intelligenza collettiva e intelligenza nelle aziende, che si sta allargando a dismisura, nonostante la straordinaria potenza informatica a disposizione. Ciò avviene con particolare chiarezza nell’esperienza delle nuove generazioni, che sono state allevate e si sono nutrite quotidianamente attraverso la connessione permanente e i contenuti virtuali delle tecnologie più avanzate, che hanno plasmato in modo nuovo il loro cervello.

In azienda le persone devono spesso abbandonare queste strategie sempre più sofisticate di gestione della conoscenza, che hanno appreso nel tempo libero e nella loro vita quotidiana e di relazione, per abdicare in favore di schemi e modelli gerarchici, funzionali, difensivi, che ancora caratterizzano la maggior parte delle imprese, in quasi tutti i settori. Si dilapida così un patrimonio sociale e di intelligenza che potrebbe invece portare molte realtà a compiere quel salto di qualità tanto atteso.

E’ questo il paradosso dell’innovazione sulla carta, praticata solo nei corsi di formazione, che spesso crea frustrazione e disincanto in manager alla ricerca dell’eccellenza. Si tratta allora di ripartire da pratiche semplici, concrete, quotidiane che diano spazio a quelle stesse logiche che oggi sembrano guidare il consumatore, e le generazioni più giovani: elasticità mentale, intuizione e ricerca della qualità, talento combinatorio, velocità di reazione, capacità riflessiva. Il presentimento è che su questi temi, gli esempi virtuosi di alcune aziende di successo, come Apple in Usa e illy in Italia, possano fare più di qualsiasi teoria di management.

Written by Daniel Casarin

luglio 9, 2009 at 6:09 am

Pubblicato su Creatività

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