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Laboratiorio di Ispirazione, Riflessione e Nuove Tendenze

Redesign: dagli Spazi all’Azienda

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di Francesco Morace PreVisioni e PreSentimenti

L’Ufficio ha la Pelle Dura

Essere responsabili significa fare scelte consapevoli. Assumersi il carico, fino in fondo, delle proprie scelte significa essere liberi. E in questo consiste la nostra umanità: essere imprenditori, manager e progettisti illuminati dalla nostra libertà consapevole. L’ufficio del futuro deve nutrirsi quindi di sostanza e qualità sperimentata dei contenuti, incarnando ancora oggi il luogo della nostra attività nel mondo.

L’uffico non muore né si dissolve nel cottage elettronico immaginato da eminenti futurologi. L’ufficio ha la pelle dura. Non lavoreremo da casa come molti avevano previsto. In quasi tutti gli interventi raccolti da Danilo Premoli in un bel libro di riflessioni profonde dal titolo Dieci anni dopo. Il progetto ufficio all’inizio del nuovo millennio, che hanno il pregio e l’umiltà di mettersi in discussione dopo 10 anni, lo spazio dell’ufficio emerge come necessità sperimentale permanente, anche e soprattutto nella quotidianità del lavoro.

Come forma consapevole di ri-appropriazione del valore nell’esperienza professionale. Emilio Ambasz parla di oggetti illuminati in grado di aprirci gli occhi. Giovanni Anceschi di happening e di coinvolgimento. Dante Benini di dignità del lavoro. Mario Cucinella di piacere, gradevolezza, e qualità della luce. Tutti si riferiscono a un bisogno di umanizzazione, ma nello stesso tempo di definizione e certificazione dei processi, di qualità e valori materiali e immateriali. Comprensione e definizione delle nuove funzioni dell’ufficio. Un nuovo modo di illuminare la realtà della vita quotidiana attraverso una responsabilità precisa del progetto che dopo molti anni riesca a riconciliare forma e funzione, necessità etiche e necessità estetiche. Nel segno di una qualità di vita rigenerata, che attraversi gli spazi dei nostri uffici. Il tema è importante e ci torneremo con altre testimonianze.

Esempi virtuosi contro il gap

Continuiamo con le riflessioni strategiche sul gap tra intelligenza collettiva e intelligenza nelle aziende, che si sta allargando a dismisura, nonostante la straordinaria potenza informatica a disposizione. Ciò avviene con particolare chiarezza nell’esperienza delle nuove generazioni, che sono state allevate e si sono nutrite quotidianamente attraverso la connessione permanente e i contenuti virtuali delle tecnologie più avanzate, che hanno plasmato in modo nuovo il loro cervello.

In azienda le persone devono spesso abbandonare queste strategie sempre più sofisticate di gestione della conoscenza, che hanno appreso nel tempo libero e nella loro vita quotidiana e di relazione, per abdicare in favore di schemi e modelli gerarchici, funzionali, difensivi, che ancora caratterizzano la maggior parte delle imprese, in quasi tutti i settori. Si dilapida così un patrimonio sociale e di intelligenza che potrebbe invece portare molte realtà a compiere quel salto di qualità tanto atteso.

E’ questo il paradosso dell’innovazione sulla carta, praticata solo nei corsi di formazione, che spesso crea frustrazione e disincanto in manager alla ricerca dell’eccellenza. Si tratta allora di ripartire da pratiche semplici, concrete, quotidiane che diano spazio a quelle stesse logiche che oggi sembrano guidare il consumatore, e le generazioni più giovani: elasticità mentale, intuizione e ricerca della qualità, talento combinatorio, velocità di reazione, capacità riflessiva. Il presentimento è che su questi temi, gli esempi virtuosi di alcune aziende di successo, come Apple in Usa e illy in Italia, possano fare più di qualsiasi teoria di management.

Written by Daniel Casarin

luglio 9, 2009 a 6:09 am

Pubblicato su Creatività

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