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Laboratiorio di Ispirazione, Riflessione e Nuove Tendenze

Trionferà il Design del Pensiero

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via Francesco Morace

Sempre più frequentemente il valore delle esperienze di consumo si misurerà in qualità del pensiero, e non solo in qualità fruitive o estetiche. Lavorando in questa direzione diventa importante un’attività che possiamo definire di mindesign, cioè di creatività e di interpretazione che convergono in un design del pensiero, come racconta Stefano Marzano – direttore del Philips Design Group – che ha scelto per il suo ultimo libro il titolo emblematico Creating Value by Design Thoughts (Creare valore progettando pensieri).

Il mondo di sensibilità proposto dal Mindesign si esprime comunque ormai anche nel mondo della comunicazione pubblicitaria che enfatizza in modo preciso il percorso della fruizione mentale e della qualità dell’esperienza filtrata dal pensiero, come nelle campagne che recitano ad esempio “Sento il respiro della mia mente”, e che a questo pensiero fa seguire il claim “Voglio, sento, sogno, penso”, o nel mondo cinematografico attraverso il successo di personaggi che riescono a forgiare con la sola forza del pensiero una personalità alternativa (ricordate Norton in Fight Club?). In questo senso emerge la potenza della Rete quando propone la forza pura del concetto, in esistenze disincarnate: il presentimento segna quindi i prossimi tre anni come un arco temporale sufficiente per chiarire la straordinaria potenzialità del “pensiero giusto”.

Lo Stile di Pensiero Uccide lo Stile di Vita

Come ormai sosteniamo da alcuni anni diventa oggi più interessante per il mondo del marketing ragionare sul concetto di mindstyle inteso come stile di pensiero, piuttosto che di lifestyle inteso come stile di vita. Diventa a questo proposito importante sottolineare le caratteristiche che segnano questo scarto: l’immaterialità e la fluidità del pensiero rispetto a una vita materiale ordinata secondo categorie estetiche e stilistiche.

Non a caso negli anni ‘80 e ‘90 si è parlato nella moda di “isole di stile”, mentre oggi parliamo piuttosto di reti relazionali o di flussi percettivi. La Rete non propone semplicemente una molteplicità di stili, ma una ridefinizione radicale del pensiero, a partire dalle sue qualità etiche/estetiche, prima ancora che stilistiche: il concetto stesso di stile rischia di “affogare” nella rete, se non è supportato dalla definizione di concetti vitali. E’ in questo passaggio delicato che lo stile perde la sua forza di attrazione preventiva, per lasciare spazio alla sensibilità personale e collettiva, che nel proprio processo vitale e nel proprio metabolismo qualitativo produce i propri linguaggi e le proprie estetiche.

Negli ultimi 20 anni lo stile ha costituito un forte catalizzatore di identità, un attrattore comunicativo ed esistenziale: nella fase attuale il suo ruolo sembra invece essere cambiato e la sua funzione capovolta: da causa ad effetto. Non sono più l’acquisizione e la difesa di uno stile a costituire e supportare l’identità del soggetto avanzato, ma il lavorìo esistenziale dei valori e delle esperienze su un terreno relazionale aperto all’esplorazione di nuove sensibilità. Lo stile di vita era prescrittivo, lo stile di pensiero è esplorativo, e già nei prossimi due anni trionferà definitivamente.

Written by Daniel Casarin

ottobre 17, 2009 a 8:38 am

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